Targhe americane

Visto che devo recuperare un po’ il tempo perso (per il quale non dirò mai abbastanza I’m sorry) ho deciso di deliziare il vostro fine settimana con una cosa assolutamente americana: le targhe delle macchine.

Come sapete qui le targhe possono essere decorate a proprio piacimento e addirittura si può scegliere, pagando un supplemento, la propria targha, con la propria sigla preferita.

Beh, questa è solo una piccola carrellata delle targhe che ho visto nei parcheggi qui intorno al campus. Ma è probabile che la raccolta venga presto incrementata con qualche altra chicca.

Per ora… ENJOY!

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Back to the past… Boston!

Eh già… è da un po’ che non aggiorno il mio blog.

Ma prometto che da ora cercherò di riprendere con la solita cadenza. Altrimenti mi perdo troppe cose!

Poco prima del mio rientro in Italia ho concluso il mio tour delle città più importanti della East Coast. Ultima tappa Boston.

Visto che questo è una specie di recupero farò solo un breve riassunto del mio soggiorno a Boston, anche perché in realtà non è stato proprio un tour turistico… In realtà la missione principale era avere accesso ad una delle biblioteche di Harvard, nella vicina Cambridge e visionare un manoscritto (su cui sorvolo, tanto non interessa a molti).

Quindi, dopo un viaggio in notturna lungo tutta la parte nord della East Coast, sono arrivata a Boston, fresca come una rosa 🙂 alle 8 di mattina di un freddissimo martedì di inizio dicembre. Dopo essermi sistemata nel B&B mi sono fiondata nel campus di Harvard, per richiedere i permessi per accedere alla biblioteca.

Beh, camminare nel campus di Harvard fa un certo effetto… e come previsto gli studenti lì sono un po’ con la puzza sotto il naso. Però il posto è davvero bello. Diciamo che la cittadina di Cambridge più o meno è fatta dal campus di Harvard e da quello del MIT. Tutto ruota intorno a questi due giganti dell’istruzione universitaria americana.

Il secondo giorno invece, dopo aver preso confidenza con il luogo e aver iniziato il lavoro sul manoscritto, mi sono ritagliata mezza giornata per girare il centro di Boston. Non ho mai sentito così freddo nemmo a Trepalle :-D, ma devo dire che il centro di Boston è uno dei posti più belli che ho visto finora. Una città a misura d’uomo, dove si respira la storia degli Stati Uniti, ma dove presente e passato si intrecciano continuamente.

Questo è uno degli edifici simbolo di Boston, la Old State House, sede del governo coloniale dal 1713 al 1776. Da qui nel 1776 fu letta da dichiarazione d’indipendenza americana, pochi anni dopo il Boston Tea Party, vero primo atto di ribellione delle colonie americane. Come potete vedere (a differenza di quanto succede a Philadelphia) qui la città vecchia e il nuovo centro finanziario e commerciale si fondono, e quindi i vecchi edifici sono incastonati in mezzo ai grattacieli. Un po’ come dei gioielli.

E Boston è davvero ricca di luoghi caratteristici e scorci inusuali per una città americana. Vi posto solo una breve carellata di foto, giusto per farvi capire un po’ l’atmosfera della città.

Insomma, spero che questo basti per farvi venire voglia di visitare Boston! Alla prossima 🙂

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Vieni via con me…

Partiamo dal fatto che sono INCAZZATA perché il programma più bello degli ultimi vent’anni di televisione italiana l’hanno fatto quando io non c’ero! 🙂

Comunque, dopo essermi vista le 4 puntate di Vieni via con me (per fortuna esiste rai extra!!) ho provato anche io l’esercizio di stile dell’elenco. Eh gia, non ho resistito.

Ve lo posto qui, senza ulteriori commenti. Solo il mio personale punto di vista sulla nostra Italia. Per il momento vista da lontano, anche se non mi era mai capitato di sentirmi così tanto italiana come ora….

Cose per cui amo il mio paese e cose per le quali no (insieme ad un po’ di desideri):

– sono stanca di veder sorridere le persone quando dico che sono italiana, perché pensano a Berlusconi e all’anomalia italiana

– amo il mio paese perché sono fiera di un paese in cui c’è stata la Resistenza

– sono stanca di vedere gente che crede che la mafia sia qualcosa di normale o peggio ancora di folkloristico e quasi simpatico, come se fosse solo qualcosa che c’è nei film

– sono fiera di un paese che e’ tanto ricco di bellezza e cultura

– sono delusa da tante generazioni di politici che hanno fatto perdere valore al nostro patrimonio artistico e culturale e sono tanto miopi da non voler pensare alla ricerca come ad una vera opportunità di futuro per il nostro paese

– sono fiera del mio paese e della mia istruzione perché a scuola ho imparato le poesie a memoria, e il latino e la grammatica, insieme alla matematica, all’informatica e all’inglese, e mi sono stati dati gli strumenti per costruire un pensiero critico e la curiosità per affrontare il mondo

– vorrei vedere l’Italia tra i paesi in cui c’è davvero libertà da stampa perché solo nella libertà si cresce davvero, in tutti i sensi

– e vorrei tornare e trovare un paese in cui davvero non ci siano discriminazioni, di nessun tipo, ed ogni individuo sia apprezzato per quello che e’ e riconosciuto nella sua dignità di essere umano

– mi piacerebbe che la bandiera italiana e il nostro inno fossero usati non solo per fare il tifo alle partite di calcio ma anche per amore del nostro bel paese. Tutto intero

– sogno di tornare e trovare un paese in cui si incentiva la raccolta differenziata e le energie rinnovabili invece dell’acquisto di nuove automobili

– sono contenta di venire da un paese in cui e’ vietato fumare nei luoghi pubblici

– vorrei che gli italiani fossero più rispettosi delle leggi, quando si tratta di tasse così come di buttare le cartacce nel cestino invece che per strada

– amo il mio paese perché noi italiani sappiamo come goderci la vita… soprattutto a tavola. Ed e’ una delle tante cose belle della vita

PS: sarebbe bello se dopo aver letto il mio elenco aggiungeste qualcosa anche voi… 🙂

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Happy Turkey (anche se in ritardo…)

Lo so, lo so… sono stata un po’ latitante nelle ultime settimane.

Ma cercate di capire… prima i preparativi per il Thanksgiving (cioé finire tutto il lavoro per potermene stare tranquilla in quei 4 giorni di vacanza), poi il viaggio, poi i traumi post viaggio, poi l’organizzazione per il rientro e la preparazione degli esami… Non è mica semplice la vita qui!! 🙂

Insomma, so di avervi un po’ trascurato. I’m sorry for that!

Cercherò di rimediare facendovi un resoconto quanto più dettagliato del mio ultimo viaggio: meta Chicago!

[Ah, beniniteso… ultimo solo in termini temporali… per fortuna/purtroppo non è l’ultimo prima del rientro… vi anticipo che la settimana prossima sarò a Boston!]

Dunque, la parte più esilarante di questi 4 giorni a Chicago sono stati di due viaggio (A/R), perché abbiamo ben pensato di non farci mancare nulla e di provare anche l’ebrezza di un viaggio in macchina attraverso 6 dei 51 stati degli USA! Quindi siamo partite da Fredericksburg martedì attorno alle 5pm per arrivare felici e contente a Chicago il giorno dopo attorno alle 8pm dopo esserci sciroppate una cosa come 15 ore di macchina attraversando Virgina, West Virginia, Pennsylvania, Ohio, Indiana e Illinois. Un’esperienza da provare 🙂

Insomma, le premesse c’erano tutte per un soggiorno “alternativo” e infatti abbiamo cominciato con la giornata di Thanksgiving e l’attrazione principale della giornata: la Thanksgiving Parade.

Visto che in Italia non abbiamo cose simili vi posto questo video, così vi fate un’idea e potete anche deliziarvi alla vista dell’american style in fatto di moda (tenete conto che Chicago è una città molto ventosa, quindi cappelli e paraorecchie sono d’obbligo e la gente a quanto pare ama sbizzarrirsi).

Il problema è stato poi organizzare il resto della giornata visto che per il Thanksgiving era praticamente tutto chiuso, ma in qualche modo abbiamo trovato un posto caldo in cui stare e siamo arrivate al tacchino in serata! Happy turkey!!

[Mi spiace per gli americani, ma le nostre cene natalizie o i nostri cenoni di capodanno sono MOLTO MOLTO meglio…]

Ma la cosa più pazza a Chicago è stato il BLACK FRIDAY!

Ebbene sì, il giorno dopo Thanksgiving inizia ufficialmente (in tutte le città americane) lo shopping natalizio e quale miglior modo per cominciare se non una supersvendita con negozi che aprono alle 4 DEL MATTINO!!

Beh, non potevo perdermi questo evento e quindi all’alba (alle 5) mi sono unita alla fiumana di Chicaghesi a caccia di offerte (e devo dire che il mio shopping è stato più che soddisfacente). Ecco qui una testimonianza fotografica delle persona in coda fuori da un negozio alle 5… e immaginate le temperature!

Beh, questi sono stati gli eventi folli del mio soggiorno a Chicago: per il resto abbiamo fatto le normali turiste visitando musei, andando a zonzo per la città, facendo foto stupide … ma per i dettagli potete dare un’occhiata su FB.

La parte finale del post la voglio invece dedicare ad una delle visite più culturali di questo viaggio: quasi di fronte al nostro albergo abbiamo trovato il negozio di bambole più famoso d’America e lì abbiamo capito perché a volte le ragazze americane hanno quell’espressione un po’ da bambola….

Il negozio si chiama American Girl Place ed è possibile costruirsi la bambola a propria immagine e somiglianza. Si può scegliere il colore della pelle, degli occhi, dei capelli, l’acconciatura, si possono comprare vestiti uguali per bambola e bambina.

E poi all’interno del negozio c’è l’ospedale per le bambole, il ristorante dove la famiglia può mangiare e c’è anche il seggiolino per la bambola, il parrucchiere e manicure per la bambola…. Insomma, l’elenco potrebbe continuare a lungo.

Ma vi lascio con una delle immagini più tristi che abbia mai visto… guardate un po’ dove siamo arrivati…

Meno male che non sono cresciuta qui… evviva il nostro semplice Cicciobello!!

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Venerdì gnocchi… anzi no, domenica!

Stasera quinta e ultima puntata della cooking class. E cosa mi invento? beh, nella categoria dei confortable food ci sono senza dubbio gli gnocchi (c’era anche il puré ma fare gli gnocchi è più divertente! e fa molto più Italia).

Quindi io e i miei piccoli aiutanti ci siamo messi all’opera.

Per chi fosse incapace in cucina ho pensato di fare una specie di videoricetta (seguendo più o meno tutti i passaggi), così anche i miei studenti che leggeranno il blog avranno un promemoria (qualcuno mi ha detto che proverà a rifarli a casa).

Ecco quindi la ricetta per GLI GNOCCHI DI PATATE:

Ingredienti (le quantità non sono precise, come dice la mia mamma meglio andare ad occhio): Patate [circa 800 gr per 4-5 persone], Farina [300 gr circa], 1 uovo e sale.

Per prima cosa bisogna far bollire le patate, rigorosamente con la buccia, perché sono più buone e non si perdono le proprietà nutritive che sono nella buccia. Una volta cotte le patate bisogna sbucciarle e schiacciarle (tipo puré). Qui in America abbiamo usato uno strumento che in Italia non avevo mai visto, ma devo ammettere che nonostate le mie perplessità ha funzionato! 🙂

E poi, una volta preparate le patate, eccoci alla fase dell’impasto: basta mescolare le patate, la farina e un uovo. E via con l’impasto!

E infine, quando l’impasto è pronto basta formare i serpertelli e tagliare gli gnocchi veri e propri.


Ed eccoci alla fase finale, quella della cottura. Basta scolare gli gnocchi quando vengono a galla e poi condirli a piacere.

 

 

 

 

 

 

Insomma, noi abbiamo apprezzato molto e voglio ringraziare i piccoli aspiranti cuochi che si sono sporcati le mani per preparare questa ricetta. Ora provo a mettere un po’ delle loro foto…. E con questo ci rivediamo il prossimo semestre con altre ricette!!

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Lezioni di americano

Dopo gli ultimi post molto impegnati (che hanno causato anche accese discussioni su FB) torno ad uno stile che più si confà anche al fine settimana…. 🙂

Soprattutto per gli amici che hanno intenzione di venire prossimamente negli States (messaggio sublinare: se qualcuno vuole venirmi a trovare è sempre ben accetto!) ecco alcuni consigli unici per capire e farsi capire dagli indigeni.

1. Attenzione a come chiedere SCUSA. Se volete fermare qualcuno per strada per chiedere indicazioni NON dovete dire SORRY! (Vi assicuro che il tutto è stato testato… e nessuno si gira nemmeno a guardarvi). In quel caso dovete dire EXCUSE ME, mentre SORRY funziona se avete fatto qualcosa e volete dire “scusi, mi dispiace”.

2. Attenzione al finale delle parole. Non dite I’M BORING ma I’M BORED. (anche questo è esperienza diretta di inglese maccheronico testato in mensa 🙂 ) A meno che non vogliate suscitare l’ilarità dei vostri interlocutori e soprattutto la loro commiserazione (“no, non sei noioso, anzi… sei simpaticissimo!!”). Per i maschietti questo potrebbe anche funzionare, noi donne ci facciamo impietosire facilmente 🙂

3. Ecco invece alcune espressioni che è utile conoscere perché sono molto in voga negli US. Se volete essere COOL dovete infilare queste parole almeno in un paio di frasi. La prima è il verbo “to figure out” (tipo I cannot figure it out, o let’s figure it out) che vuol dire trovare, immaginare e si usa per dire “trovare una soluzione” o anche “arrangiare” qualcosa. Altra cosa che si dice spessissimo è “Here we are” = Eccoci! anche nelle varie declinazioni (I, you…). Anche come intercalare va benissimo.

4. Qui invece arriviamo ad un argomento un po’ più difficile e cioé le differenze tra inglese britannico e inglese americano. Questi due esempi vengono dall’esperienza di una collega che ha deciso di condividerli a vantaggi di tutti i non americani. Se volete dire a tutti “vado in bagno”, per esempio per bere un po’ d’acqua, non usate la parola TOILET. Per gli americani Toilet è il cesso, solo la tazza. Quindi da lì non si beve. Altro consiglio: se volete cancellare qualcosa in America non chiedere una gomma chiamandola RUBBER. Qui rubber è il preservativo. La gomma qui si chiama ERASER. Chiaro? 🙂

5. Appena arrivati sicuramente vi capiterà di pensare che alcune parole che usiamo in italiano ma che non sono proprio italiane vengano usate anche in inglese. E’ il caso della parola PHON (asciugacapelli) ma se dite PHON qui capiscono PHONE = telefono. Quindi state attenti: altrimenti vi tocca asciugarvi i capelli con il cellulare 🙂

Take care. And have fun during the weekend 🙂 Bye

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News from USA. Obama vs Berlusconi

Mentre da lontano cerco di capire che cosa sta succendendo in Italia (e vi assicuro che non è così semplice… i giornali sono tutti di sinistra e trovare un telegiornale non è così semplice!) è inevitabile per me mettere a confronto la politica americana e quella italiana.

Qui è da poco passata la bufera Midterm: fino a una settimana fa l’argomento era la sconfitta dei democratici e il disperato bisogno di rivedere l’agenda di Obama, insieme, ovviamente ai festeggiamente del Tea Party, vero vincitore – pare – di questo Midterm.

Ovviamente in un modo o nell’altro ho provato a seguire un po’ le vicende (anche se non credo di aver capito abbastanza per raccontarvi quello che è successo), anche perché era impossibile resistere passivamente al borbardamento mediatico intorno alla Decision 2010.

Se volete farvi un’idea di che cosa è successo vi consiglio questo sito: http://elections.msnbc.msn.com/ns/politics/2010/all dove potete trovare un po’ di numeri e statistiche, oppure di fare un giro online nei tanti siti con video e interviste legate ai risultati del Midterm.

Ah, mi raccomando… fate attenzione! qui non è come in Italia!! Qui i rossi sono i repubblicani (quelli di destra) e i blu sono i democratici (quelli di sinistra). Giusto per evitare equivoci!! 🙂

Quello che voglio farvi vedere invece è un video molto carino: è una delle tante interviste ad Obama dopo i risultati del Midterm.

Come già detto per me è inevitabile fare un confronto con il nostro Presidente del Consiglio. Sentite l’analisi che fa Obama della situazione, soprattutto quando parla di responsabilità e di quanto avrebbe potuto fare… Ah, e un altro passaggio che mi piace è quello sulle soluzioni alla disoccupazione… dice che le proposte verranno valutate per quello che sono, non perché sono democratiche o repubblicane e che lui vorrebbe essere ricordato come presidente per i risultati, non per altro.

Insomma, tanto di cappello a quest’uomo, che pur in mezzo a tante difficoltà, secondo me sta dando a questo paese un’occasione importante. E speriamo che prima o poi arrivi anche in Italia qualcuno in grado di dire “Yes, we can”, possiamo renderlo migliore questo nostro paese.

Così, forse, potremmo essere un po’ più fieri di essere italiani, anche all’estero…

[ultima nota, davvero. Ho appena visto la prima puntata di Vieni via con me di Fabio Fazio e Roberto Saviano. Visto da qui per me ha l’effetto di suscitare un misto di autocommiserazione, rabbia e vergogna per quello che stiamo permettendo di fare alla nostra democrazia…. ma forse è tutta colpa della distanza. O forse è solo da lontano che le cose si vedono meglio…]

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