Happy Turkey (anche se in ritardo…)

Lo so, lo so… sono stata un po’ latitante nelle ultime settimane.

Ma cercate di capire… prima i preparativi per il Thanksgiving (cioé finire tutto il lavoro per potermene stare tranquilla in quei 4 giorni di vacanza), poi il viaggio, poi i traumi post viaggio, poi l’organizzazione per il rientro e la preparazione degli esami… Non è mica semplice la vita qui!! 🙂

Insomma, so di avervi un po’ trascurato. I’m sorry for that!

Cercherò di rimediare facendovi un resoconto quanto più dettagliato del mio ultimo viaggio: meta Chicago!

[Ah, beniniteso… ultimo solo in termini temporali… per fortuna/purtroppo non è l’ultimo prima del rientro… vi anticipo che la settimana prossima sarò a Boston!]

Dunque, la parte più esilarante di questi 4 giorni a Chicago sono stati di due viaggio (A/R), perché abbiamo ben pensato di non farci mancare nulla e di provare anche l’ebrezza di un viaggio in macchina attraverso 6 dei 51 stati degli USA! Quindi siamo partite da Fredericksburg martedì attorno alle 5pm per arrivare felici e contente a Chicago il giorno dopo attorno alle 8pm dopo esserci sciroppate una cosa come 15 ore di macchina attraversando Virgina, West Virginia, Pennsylvania, Ohio, Indiana e Illinois. Un’esperienza da provare 🙂

Insomma, le premesse c’erano tutte per un soggiorno “alternativo” e infatti abbiamo cominciato con la giornata di Thanksgiving e l’attrazione principale della giornata: la Thanksgiving Parade.

Visto che in Italia non abbiamo cose simili vi posto questo video, così vi fate un’idea e potete anche deliziarvi alla vista dell’american style in fatto di moda (tenete conto che Chicago è una città molto ventosa, quindi cappelli e paraorecchie sono d’obbligo e la gente a quanto pare ama sbizzarrirsi).

Il problema è stato poi organizzare il resto della giornata visto che per il Thanksgiving era praticamente tutto chiuso, ma in qualche modo abbiamo trovato un posto caldo in cui stare e siamo arrivate al tacchino in serata! Happy turkey!!

[Mi spiace per gli americani, ma le nostre cene natalizie o i nostri cenoni di capodanno sono MOLTO MOLTO meglio…]

Ma la cosa più pazza a Chicago è stato il BLACK FRIDAY!

Ebbene sì, il giorno dopo Thanksgiving inizia ufficialmente (in tutte le città americane) lo shopping natalizio e quale miglior modo per cominciare se non una supersvendita con negozi che aprono alle 4 DEL MATTINO!!

Beh, non potevo perdermi questo evento e quindi all’alba (alle 5) mi sono unita alla fiumana di Chicaghesi a caccia di offerte (e devo dire che il mio shopping è stato più che soddisfacente). Ecco qui una testimonianza fotografica delle persona in coda fuori da un negozio alle 5… e immaginate le temperature!

Beh, questi sono stati gli eventi folli del mio soggiorno a Chicago: per il resto abbiamo fatto le normali turiste visitando musei, andando a zonzo per la città, facendo foto stupide … ma per i dettagli potete dare un’occhiata su FB.

La parte finale del post la voglio invece dedicare ad una delle visite più culturali di questo viaggio: quasi di fronte al nostro albergo abbiamo trovato il negozio di bambole più famoso d’America e lì abbiamo capito perché a volte le ragazze americane hanno quell’espressione un po’ da bambola….

Il negozio si chiama American Girl Place ed è possibile costruirsi la bambola a propria immagine e somiglianza. Si può scegliere il colore della pelle, degli occhi, dei capelli, l’acconciatura, si possono comprare vestiti uguali per bambola e bambina.

E poi all’interno del negozio c’è l’ospedale per le bambole, il ristorante dove la famiglia può mangiare e c’è anche il seggiolino per la bambola, il parrucchiere e manicure per la bambola…. Insomma, l’elenco potrebbe continuare a lungo.

Ma vi lascio con una delle immagini più tristi che abbia mai visto… guardate un po’ dove siamo arrivati…

Meno male che non sono cresciuta qui… evviva il nostro semplice Cicciobello!!

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Venerdì gnocchi… anzi no, domenica!

Stasera quinta e ultima puntata della cooking class. E cosa mi invento? beh, nella categoria dei confortable food ci sono senza dubbio gli gnocchi (c’era anche il puré ma fare gli gnocchi è più divertente! e fa molto più Italia).

Quindi io e i miei piccoli aiutanti ci siamo messi all’opera.

Per chi fosse incapace in cucina ho pensato di fare una specie di videoricetta (seguendo più o meno tutti i passaggi), così anche i miei studenti che leggeranno il blog avranno un promemoria (qualcuno mi ha detto che proverà a rifarli a casa).

Ecco quindi la ricetta per GLI GNOCCHI DI PATATE:

Ingredienti (le quantità non sono precise, come dice la mia mamma meglio andare ad occhio): Patate [circa 800 gr per 4-5 persone], Farina [300 gr circa], 1 uovo e sale.

Per prima cosa bisogna far bollire le patate, rigorosamente con la buccia, perché sono più buone e non si perdono le proprietà nutritive che sono nella buccia. Una volta cotte le patate bisogna sbucciarle e schiacciarle (tipo puré). Qui in America abbiamo usato uno strumento che in Italia non avevo mai visto, ma devo ammettere che nonostate le mie perplessità ha funzionato! 🙂

E poi, una volta preparate le patate, eccoci alla fase dell’impasto: basta mescolare le patate, la farina e un uovo. E via con l’impasto!

E infine, quando l’impasto è pronto basta formare i serpertelli e tagliare gli gnocchi veri e propri.


Ed eccoci alla fase finale, quella della cottura. Basta scolare gli gnocchi quando vengono a galla e poi condirli a piacere.

 

 

 

 

 

 

Insomma, noi abbiamo apprezzato molto e voglio ringraziare i piccoli aspiranti cuochi che si sono sporcati le mani per preparare questa ricetta. Ora provo a mettere un po’ delle loro foto…. E con questo ci rivediamo il prossimo semestre con altre ricette!!

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Lezioni di americano

Dopo gli ultimi post molto impegnati (che hanno causato anche accese discussioni su FB) torno ad uno stile che più si confà anche al fine settimana…. 🙂

Soprattutto per gli amici che hanno intenzione di venire prossimamente negli States (messaggio sublinare: se qualcuno vuole venirmi a trovare è sempre ben accetto!) ecco alcuni consigli unici per capire e farsi capire dagli indigeni.

1. Attenzione a come chiedere SCUSA. Se volete fermare qualcuno per strada per chiedere indicazioni NON dovete dire SORRY! (Vi assicuro che il tutto è stato testato… e nessuno si gira nemmeno a guardarvi). In quel caso dovete dire EXCUSE ME, mentre SORRY funziona se avete fatto qualcosa e volete dire “scusi, mi dispiace”.

2. Attenzione al finale delle parole. Non dite I’M BORING ma I’M BORED. (anche questo è esperienza diretta di inglese maccheronico testato in mensa 🙂 ) A meno che non vogliate suscitare l’ilarità dei vostri interlocutori e soprattutto la loro commiserazione (“no, non sei noioso, anzi… sei simpaticissimo!!”). Per i maschietti questo potrebbe anche funzionare, noi donne ci facciamo impietosire facilmente 🙂

3. Ecco invece alcune espressioni che è utile conoscere perché sono molto in voga negli US. Se volete essere COOL dovete infilare queste parole almeno in un paio di frasi. La prima è il verbo “to figure out” (tipo I cannot figure it out, o let’s figure it out) che vuol dire trovare, immaginare e si usa per dire “trovare una soluzione” o anche “arrangiare” qualcosa. Altra cosa che si dice spessissimo è “Here we are” = Eccoci! anche nelle varie declinazioni (I, you…). Anche come intercalare va benissimo.

4. Qui invece arriviamo ad un argomento un po’ più difficile e cioé le differenze tra inglese britannico e inglese americano. Questi due esempi vengono dall’esperienza di una collega che ha deciso di condividerli a vantaggi di tutti i non americani. Se volete dire a tutti “vado in bagno”, per esempio per bere un po’ d’acqua, non usate la parola TOILET. Per gli americani Toilet è il cesso, solo la tazza. Quindi da lì non si beve. Altro consiglio: se volete cancellare qualcosa in America non chiedere una gomma chiamandola RUBBER. Qui rubber è il preservativo. La gomma qui si chiama ERASER. Chiaro? 🙂

5. Appena arrivati sicuramente vi capiterà di pensare che alcune parole che usiamo in italiano ma che non sono proprio italiane vengano usate anche in inglese. E’ il caso della parola PHON (asciugacapelli) ma se dite PHON qui capiscono PHONE = telefono. Quindi state attenti: altrimenti vi tocca asciugarvi i capelli con il cellulare 🙂

Take care. And have fun during the weekend 🙂 Bye

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News from USA. Obama vs Berlusconi

Mentre da lontano cerco di capire che cosa sta succendendo in Italia (e vi assicuro che non è così semplice… i giornali sono tutti di sinistra e trovare un telegiornale non è così semplice!) è inevitabile per me mettere a confronto la politica americana e quella italiana.

Qui è da poco passata la bufera Midterm: fino a una settimana fa l’argomento era la sconfitta dei democratici e il disperato bisogno di rivedere l’agenda di Obama, insieme, ovviamente ai festeggiamente del Tea Party, vero vincitore – pare – di questo Midterm.

Ovviamente in un modo o nell’altro ho provato a seguire un po’ le vicende (anche se non credo di aver capito abbastanza per raccontarvi quello che è successo), anche perché era impossibile resistere passivamente al borbardamento mediatico intorno alla Decision 2010.

Se volete farvi un’idea di che cosa è successo vi consiglio questo sito: http://elections.msnbc.msn.com/ns/politics/2010/all dove potete trovare un po’ di numeri e statistiche, oppure di fare un giro online nei tanti siti con video e interviste legate ai risultati del Midterm.

Ah, mi raccomando… fate attenzione! qui non è come in Italia!! Qui i rossi sono i repubblicani (quelli di destra) e i blu sono i democratici (quelli di sinistra). Giusto per evitare equivoci!! 🙂

Quello che voglio farvi vedere invece è un video molto carino: è una delle tante interviste ad Obama dopo i risultati del Midterm.

Come già detto per me è inevitabile fare un confronto con il nostro Presidente del Consiglio. Sentite l’analisi che fa Obama della situazione, soprattutto quando parla di responsabilità e di quanto avrebbe potuto fare… Ah, e un altro passaggio che mi piace è quello sulle soluzioni alla disoccupazione… dice che le proposte verranno valutate per quello che sono, non perché sono democratiche o repubblicane e che lui vorrebbe essere ricordato come presidente per i risultati, non per altro.

Insomma, tanto di cappello a quest’uomo, che pur in mezzo a tante difficoltà, secondo me sta dando a questo paese un’occasione importante. E speriamo che prima o poi arrivi anche in Italia qualcuno in grado di dire “Yes, we can”, possiamo renderlo migliore questo nostro paese.

Così, forse, potremmo essere un po’ più fieri di essere italiani, anche all’estero…

[ultima nota, davvero. Ho appena visto la prima puntata di Vieni via con me di Fabio Fazio e Roberto Saviano. Visto da qui per me ha l’effetto di suscitare un misto di autocommiserazione, rabbia e vergogna per quello che stiamo permettendo di fare alla nostra democrazia…. ma forse è tutta colpa della distanza. O forse è solo da lontano che le cose si vedono meglio…]

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Trick or Treat?? Finally Halloween!

Devo essere sincera? Mi aspettavo un po’ meglio…

E’ vero, io non mi sono travestita, e quindi mi sono persa buona parte del divertimento… ma pensavo che Halloween fosse un po’ più spaventoso, dark, misterioso….

Ma andiamo con ordine. La sera di sabato sono tornata da Washington troppo distrutta per poter uscire. Ma l’evento della serata nel campus era la Haunted House, la casa stregata, quei percorsi in cui è tutto buio, ci sono rumori di porte che cigolano e poi improvvisamente qualcuno esce a spaventarvi… (l’ultima che ho visto era alla festa dell’Unicorno di Vinci 🙂 )

Invece per domenica mi avevano consigliato qualcosa di davvero tipico per Halloween:

1. Cemetery tour &

2. Ghost walk

(visto che sono troppo grande per andare in giro a fare trick-or-treat! le caramelle le danno solo ai bambini…. purtroppo!)

Allora, il giro dei cimiteri è stato anche interessante, ma soprattutto storico (e non chiedetemi la storia di tutti i cimiteri perché qui intorno ce ne sono una dozzina, impossibile ricordarli tutti!). Invece la ghost walk avrebbe dovuto essere TERRIFICANTE… invece è stato solo il racconto di alcune storie di fantasmi, tipo “in questa casa c’è il fantasma di una vecchia che odia i bambini e tutte le famiglie che hanno abitato qui si sono dovute trasferire perché i bambini si sognavano una vecchia che li voleva picchiare…” e robe così….

Insomma, ora so un sacco di storie sul centro di Fredericksburg e avrò fatto almeno 10 km in quella serata 🙂 sono tornata a casa esausta. La cosa più divertente è stato vedere le decorazioni delle case di Fredericksburg.

Vi faccio notare che oltre alle zucche ci sono pure le decorazioni alle finestre!! Il ragno gigante e gli occhi da gatto!

Altra cosa simpatica è stata la scenetta preparata da quelli della pubblica assistenza della città. Hanno sistemato l’ambulanza vicino al marciapiede con uno che faceva il morto investito. Ma che faceva i commenti alle persone che passavano!! E gli amici che gli dicevano “Ehi, ricordati che sei morto!!”.

Ma il premio per la miglior interpretazione va agli abitanti di questa casa. Come potete notare ci sono tutte le decorazioni e anche una radio sulla tettoia sopra l’ingresso!. Ci sono la bara con il morto che ha la faccia da zucca e un altro cadavere seduto vicino alla porta.

Ma il vero spettacolo è durante la notte di Halloween! Eccovi il video di quello che è successo in notturna:

Ma la cosa simpatica con cui voglio chiudere è questa: come festeggiare degnamente Halloween se non avete figli piccoli da portare in giro a fare trick-or-treat?? Facile, prendete una cane (meglio se di piccola taglia) e mettete a lui la maschera di Halloween. Purtroppo non sono riuscita a fotografare nessuno dei cani che ho visto, ma giusto per darvi un’idea…

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Lezioni di democrazia

Se c’è una cosa che gli americani ci devono insegnare (soprattutto a noi italiani) è la libertà di espressione.

L’altra sera mi sono guardata il film di Sabina Guzzanti VIVA ZAPATERO (quasi per caso direi) e poi ieri sono andata a Washington, per vedere la Library of Congress.

Un po’ per caso (di nuovo) mi sono ritrovata in questo enorme rally (che non è come in Italia, non c’entrano le automobili).

Un rally qui è una manifestazione, spesso organizzata da politici, ma a volte anche da altre persone, ma che ha sempre un obiettivo di tipo politico. In questo caso in realtà si trattava di due rally in contemporanea (almeno a quanto sono riuscita a capire), entrambi “convocati” da due comici, Stephen Colbert e Jon Stewart, che lavorano a Comedy Central.

http://www.buzzfeed.com/spockgiirl/stewartcolbert-rally-is-a-go-103010-tfs

L’uno, repubblicano, sosteneva che è importante per l’America continuare ad avere paura (March to keep fear alive), l’altro, democratico, dichiarava invece che è il momento di “restore sanity”.

Entrambi, infine, d’accordo sul fatto che è importante che i cittadini continuino a dire la loro e soprattutto esprimano la loro opinione con il voto (soprattutto quello imminente del Mid Term).

Beh, il rally è stato per me e la mia amica spagnola qualcosa di assolutamente assurdo: un mare di persone nel Mall con cartelli, magliette, striscioni… in cui veniva detto di TUTTO! (guardare per credere)

Davvero, ognuno poteva dire qualunque cosa, in assoluta libertà e anche senza prendersi troppo sul serio. Ho pensato a quanto invece sia diventato difficile dire la propria opinione in Italia, a quanto i giornali e le televisioni siano ormai i primi ad abdicare di fronte al dovere di informare l’opinione pubblica e quindi non siano più spazi in cui si possono costruire le idee (giuste o sbagliate che siano).

E stamattina, giusto per chiudere il cerchio, trovo questo simpatico video su Youtube. Peccato sia spagnolo. Non so se in Italia questo teatrino è andato in onda, o se, come al solito, è difficile dire qualcosa che riguarda Berlusconi e farci anche un po’ di satira sopra…

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Waiting for Halloween

Settimana di Halloween, e anche a Mary Washington e dintorni si vedono ormai le case piene di decorazioni in preparazione alla notte degli spiriti.

Domenica mattina sono andare a fare 4 passi qui intorno ed ho trovato un negozio (apparentemente di sementi o cose simili) pieno zeppo di zucche e decorazioni.

Mi sembra doveroso documentare, in attesa di farvi vedere qualche costume magari dei miei studenti.

Ecco invece come si preparano ad Halloween i miei vicini di casa: questi sono solo due dei tanti balconi decorati dagli studenti (che invece di studiare aspettano Halloween… 🙂 )

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I <3 NY # 3 (e ultimo direi…)

Cosa manca da raccontare…

Beh, da buona italiana all’estero non posso non raccontarvi tutto il trash della Columbus Parade!

La cosa che mi ha stupito di più è scoprire che il Columbus day non è per nulla sentito qui negli US. Praticamente è una festa solo italiana e latino-americana. Probabilmente ne parlano più i nostri telegiornali (se così li possiamo chiamare) che non gli americani stessi.

Mi hanno spiegato che qualche anno fa non era così, ma poi alcune minoranza si sono sentite quasi offese da questa festa, ritenuta troppo “imperialistica” (l’uomo bianco che viene a scoprire un nuovo continente) e quindi è diventata solo una celebrazione dell’identità ispanica o una festa per la comunità italo-americana.

Insomma, lunedì mattina sulla quinta c’erano quasi solo italiani e figli di italiani, tutti a sventolare bandiere tricolore o stars and stripes (like me).

Ma la cosa davvero divertente sono stati il carro della Calabria (ebbene sì, Totò, pure qui vi siete fatti riconoscere…) e le mitiche signore siciliane che erano in prima fila ad urlare “Forza Palermo!!”.

Ve le devo far vedere…

Eccole qui, bardate di tutto punto, con magliette, bandiere, braccialetti, cappellini… un merchandising ambulante insomma.

E poi ecco invece alcune immagini della sfilata. Beh, vi devo dire che vedere qui i nostri carabinieri mi ha fatto un certo effetto e anche i poliziotti newyorkesi di origine italiana. Sarà anche per l’affetto che la gente dimostrava nei confronti delle forze dell’ordine, mentre in Italia in fondo c’è sempre un po’ di diffidenza…

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I <3 NY # 2

Riassunto delle puntate precenti… no, scherzo. Non è come Dallas!

Vi avevo lasciato con la prima parte del racconto del mio Fall Break a New York.

Ma il bello deve ancora cominciare!

La giornata di domenica era cominciata proprio nel migliore dei modi. Sana colazione americana in un bar su Times Square e poi sulla 5th Avenue, diretti a Central Park. Lì abbiamo affittato delle biciclette e abbiamo fatto un bellissimo giro nel parco. Dopo il pomeriggio al Moma abbiamo passato la serata sul Rockefeller Center, dove abbiamo ammirato il tramonto sopra la città.

Bello bello bello. E poi? Beh, non contenti, siamo andati a fare un giro di nuovo in Times Square (anche perché il nostro albergo era vicinissimo) e siamo andati a fare shopping nell’M&M’s store.

Questo negozio ha tre piani e solo ed esclusivamente M&M’s e relativi gadget (dalle magliette alle palettine per spalmare la gelatina sui dolci).

Bene, dopo una buona mezz’ora lì dentro ce ne usciamo felici dal negozio ognuno con il suo sacchetto di M&M’s e ce ne torniamo in albergo. Doccina e poi a nanna, stanchi e felici.

La mattina dopo la sottoscritta è la prima ad alzarsi (come sempre direi) e non appena mi alzo sento dei rumori sospetti provenire dai sacchetti del mio shopping… Tendo di nuovo l’orecchio (si sa mai che abbia delle allucinazioni auditive di prima mattina) e il rumore c’è ancora. Mi alzo, mi avvicino e vedo un simpatico e tenero TOPO alle prese con le mie M&M’s. Quindi con dignità e compostezza caccio un urlo (misto di stupore e ribrezzo) e avviso i miei compagni di stanza che la nostra non è solo una quadrupla… abbiamo pure un ospite in più!

Beh, dopo l’urlo il piccolo ospite roditore ovviamente si è allontanato lasciandomi verificare il numero di buchi nel sacchetto delle mie M&M’s. Allora prendiamo il sacchetto e sul piede di guerra scendiamo nella hall, pronti a sostenere il nostro diritto ad un posto igienico e non infestato dai topi.

La signorina della reception però sembra non fare una piega sentendo il nostro racconto e anzi, candidamente, mi fa: “Beh, se ha la ricevuta le posso risarcire le caramelle per questa volta… ma se ricapita poi è colpa sua! Sa, questo è un albergo vecchio, è NORMALE ci siano i topi!”.

Beh, che dire, con le pive nel sacco siamo ritornati in camera (dove il topo era tornato alla ricerca delle M&M’s) senza rimborso, senza possibilità di cambiare stanza e senza possibilità di andarcene riprendendoci i soldi dell’ultima notte.

Così la notte successiva mi è toccato pure dormire con la luce accesa perché la mia compagna di stanza aveva paura che il topo uscisse all’improvviso…

Però alla fine abbiamo deciso di fare un gesto di grande solidarietà nei confronti di tutto il genere umano: quando siamo partiti (allora e solo allora) abbiamo guardato sotto il nostro letto di questo sporco e lurido hotel di Manhattan (se poi qualcuno viene a NY gli dico il nome, così lo evita come la peste)…. e lì abbiamo trovato tanta di quella spazzatura che abbiamo deciso di lasciare anche noi qualcosa. Quindi ho preso carta e penna e ho lasciato un messaggio nella bottiglia, per i successivi clienti:

Be careful! don’t leave your M&M’s in the room! You are not ALONE! 🙂

 

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I <3 NY # 1

E’ il momento. Dopo una settimana di decantazione e soprattutto dopo un weekend italianissimo (un saluto agli amici minchioni che c’erano, ma anche a quelli che erano lì con noi con il pensiero) posso raccontarvi com’è andata a New York!

Beh, l’impatto non è stato dei migliori. Diciamo che forse un po’ era la stanchezza o forse proprio per l’impatto con questa città che è molto lontana da ciò che amo…

Forse questo mi ha fatto ricordare perché mi piace tanto, nonostante ci stia poco, la mia bella Valtellina. L’arrivo in mezzo alle luci, i grattacieli, le insegne luminose, devo dire che mi ha quasi infastidito. Troppo, troppo, troppo! Il mio albergo poi era ad un passo da Times square… che tutto sembra fuorché una piazza! Diciamo che è la versione “spaziale e geografica” di una di quelle riviste fatte solo di pubblicità. Quelle patinate, ovviamente!

Beh, ci tengo a postare una foto: quando ho visto l’insegna all’inizio pensavo fosse un sexy shop (anche se la posizione mi lasciava un po’ in dubbio…). Invece è l’insegna del New York Police Department. Vi immaginate il comando dei carabinieri di Milano con un’insegna così?!?!?!?

Beh, nei giorni successivi devo dire che ho scoperto una città che invece sa essere anche diversa da questa immagine di tempio del consumismo più sfrenato. Ovviamente la NY dei tanti musei (Moma, Guggenheim, Metropolitan) o di Central park, dove fare un giro in bici in una domenica di sole è… beh, non so se sono capace di descriverlo. Solo bello. Senza superlativi o altri aggettivi. Bello. E da provare.

Ma anche gli altri quartieri, Soho, il Greenwich Village, Chinatown, Little Italy. Come se fossero tante e tante città messe insieme. In un melting pot che funziona davvero. Perché questa è l’America.

E capisci di essere in un posto straordinario quando vai a vedere il museo dell’immigrazione di Ellis Island. Pannelli e pannelli di fotografie, volti sorridente, pieni di speranza, di chi è venuto a cercare l’America. Di chi questo paese bene o male l’ha costruito, con sudore, fatica e tanti tanti sogni.

Ci sono tante immagini di Italiani che sono arrivati qui e hanno fatto di questo paese strano la loro casa. Questa che forse è davvero la terra delle possibilità, mentre la vecchia Europa si è fermata a guardarsi allo specchio e a ricordare quanto è stata grande…

Ecco, anche qui è capitato quello che era già successo a Philadelphia. Mi sono ricordata, in un attimo di epifania, che posto è quello in cui sono capitata 🙂

E poi la magia vera di New York comincia con il fascino del tramonto… quando le luci si abbassano su questo palcoscenico in cui comunque lo spettacolo continua, senza fermarsi mai.

Salire in cima all’Empire State Building o sul Rockefeller center per vedere la città ai propri piedi è davvero emozionante. Vi lascio solo un paio di foto… perché non è necessario commentare.

Beh, questo post sta venendo davvero lungo… ed ho ancora un sacco di cose da dire… (in realtà le più divertenti!). Quasi quasi vi lascio con queste riflessioni serie e aggiungo una seconda puntata… Magari però continuo domani, così recupero un po’ sonno, eh? che dite? Ci vediamo presto!

Kisses and hugs!

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